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Roma ostaggio degli spazzini

Invece di mobilitare i propri uomini, toglierli dalle scrivanie dorate e buttarli in strada a raccogliere i rifiuti che intasano i marciapiedi di mezza città dal primo giorno del 2020, l’Ama ha intasato ieri le redazioni giornalistiche di comunicati stampa che andranno a ingrossare i cassonetti. Felicitandosi per esempio per la generosità dei romani che nel 2019 hanno dato fuoco solo a 460 cassonetti (14 fra Natale e Capodanno) invece dei 500 flambé dell’anno precedente. Poi ci informano di avere “monitorato” nelle ultime 24 ore ben 200 “fra scuole, asili nido e altri siti sensibili”. Ottimo.

Ho monitorato anche io oggi prendendo la mia auto elettrica e girando in buona parte di Roma con le mie telecamerine. E ho visto piramidi di sacchetti della spazzatura ad esempio nello stesso isolato dell’istituto comprensivo statale Ovidio alla Balduina. Mi aspettavo da Ama che li portasse via, non che sguinzagliasse come dice “24 ore i propri tecnici” per vedere quello che sanno già benissimo i genitori che portano i bimbi a scuola. Lo dico anche al sindaco di Roma, Virginia Raggi, con cui da queste colonne abbiamo spesso dialogato in un rapporto franco e non pregiudiziale: non c’è alcuna giustificazione per vedere Roma nelle condizioni drammatiche in cui sono quasi tutti i quartieri a Nord, ma non solo quelli. Perché non essendoci alcuna nuova emergenza strutturale, la sola cosa accaduta è che a Natale si fanno i regali e si mangia bene, lo stesso a Capodanno e fino all’Epifania. Anche se qualcuno va via dalla città prendendosi qualche meritato giorno di vacanza, quelli che restano producono molti più rifiuti del solito. E se non passi a ritirarli, si accumulano, e poi non ne vieni più fuori per settimane.
Natale – finché ci consentiranno di celebrarlo – ha una particolarità: arriva il 25 dicembre di ogni anno, puntuale come un orologio svizzero. E qualche giorno dopo a sorpresa finisce l’anno, e sti zucconi di romani festeggiano l’arrivo del nuovo anno come accade in tutto il mondo. Poi lasci tempo ai magi per il loro cammino, ma quelli indefessamente arrivano il 6 gennaio. Lo sappiamo tutti, anche i nostri bambini che attendono quei giorni con eccitazione. Tutti meno quei cervelloni dell’Ama, l’azienda di raccolta rifiuti della capitale, che si è fatta trovare impreparata come accade ormai da anni (quest’anno peggio del solito). La sola cosa che capiscono di quei giorni è che sono di festa e si riposa.

Siccome i manager sono un pizzico tirchi sulle ferie in quel periodo, allora esplodono all’improvviso malanni di stagione che assottigliano un po’ il personale. Non che manchi quello all’Ama: c’è un esercito di quasi 8 mila persone, e per l’assunzione della maggiore parte di loro più che una ragione operativa c’è una mano del potente di turno da baciare. Infatti la metà di quell’esercito è lì per passare scartoffie: altra spazzatura da lasciare a chi resta. Un ministero. Un migliaio sono invalidi, ed è una concentrazione che non trova paragone in altre aziende. Sono solo 2.500 quelli che possono uscire in strada, e dicono che non lo fanno perché non ci sono i mezzi.

In questi giorni in città anche dove si vede uno scempio spesso i cassonetti sono stati svuotati dai mezzi pesanti, ma nessuno ha raccolto la spazzatura che ormai dilagava sui marciapiedi. Una situazione come queste è possibile solo da pochi anni, perché prima i grandi camion che svuotavano i cassonetti avevano a bordo almeno tre dipendenti Ama, dotati di uniforme e guantoni. Quando vedevano spazzatura a terra scendevano dal camion e la raccoglievano caricandola a mano. Oggi non è più possibile: sui camion c’è solo il guidatore e la spazzatura a terra dovrebbe essere raccolta successivamente da mezzi più piccoli che però non stanno passando da giorni.

Fu per accordo sindacale che tirarono giù dai mezzi gli altri uomini e donne Ama. E fatto quello l’azienda ha acquistato solo macchine monoperatore che sono la ragione di questa nuova emergenza: chi è alla guida non può abbandonare il mezzo, svuota i cassonetti e non raccoglie la spazzatura a terra anche quando è quello il principale problema. Poi – è vero – i mezzi sono un po’ vecchiotti e hanno parecchi guai, talvolta anche per sabotaggio (chissà di chi?). E in questo momento esce in strada appena il 35% della flotta a disposizione. La Raggi sa benissimo che quello dei rifiuti è il tallone di Achille della sua esperienza da sindaco, e che l’Ama lavora malissimo. Tanto è che registrata da un terzo interlocutore a sua insaputa, è stata proprio lei a dire che il settore “è fuori controllo”. In questi anni ha falcidiato sette vertici Ama. Può anche mettere alla porta l’amministratore unico appena nominato, ma il sindaco avrà capito che il problema non è lì. Ma in chi guida davvero la municipalizzata: sindacati e consorterie interne. Sono loro la ragione del disastro evidente e se non si interviene lì, ogni soluzione sarà inutile. Si inventi quel che può usando il pugno di ferro. Ma se non toglie da lì i veri mandarinati dei rifiuti (anche a costo di chiudere l’azienda e farne nascere un’altra), Roma ne resterà sempre seppellita.

ILTEMPO.IT

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